Il loro sogno, il nostro sogno

Ho la percezione, più passa il tempo, e più la sento chiara, che uno degli ingredienti principali della vita missionaria è il sogno. Almeno, così lo viviamo nella comunità di Vilacaya, in Bolivia: nutriamo spesso – per non dire sempre – sogni di bene e di felicità per la nostra gente. In particolare sono le donne e i giovani che rubano il nostro cuore e lo fanno palpitare, all’unisono, alla ricerca del bene per le loro vite.

Oggi vi parlo di un sogno bello, grande, che stiamo coltivando da qualche mese: dare la possibilità ad un grupo di giovani donne che hanno finito le scuole superiori di poter frequentare corsi universitari o professionalizzanti. Ho davanti a me i volti, gli sguardi e i sorrisi di ciascuna di loro. La maggior parte sono giovani timide, di poche parole, ma che sappiamo bene quanto cammino hanno fatto nella vita, perché le abbiamo viste crescere negli anni.

Sebbene l’idea di poter aiutare negli studi alcune ragazze – che a differenza dei ragazzi hanno molto meno possibilità di studio, e tanto meno di lavoro – la molla che ci ha spinto a concretizzare il progetto/sogno è stata la signora Lidia, mamma di quattro splendide ragazze e di un bambino. E’ una signora giovane, con un bel sorriso e uno sguardo dolce, che a volte tradisce un velo di tristezza e di preoccupazione.

Un giorno in cui con suor Marisa siamo andate a visitarla, ci ha aperto il cuore: “Vendo capre per poter pagare gli studi delle mie figlie, ma non so fino a quando potrò continuare…” Lidia si lamentava che aveva un dolore continuo alla schiena, dovuto al duro lavoro della campagna, e alla nostra candida domanda: “Non si mette crema?” Lei ci ha risposto: “Volevo comprarne una al mercato, ma non avevo dieci pesos per pagare…”. Per la cronaca: dieci pesos sono veramente un gruzzoletto di spiccioli…

E così, per prima cosa le abbiamo assicurato che l’ avremmo aiutata a realizzare il sogno suo e delle figlie (e anche nostro) dello studio delle ragazze. Seconda cosa: siamo andate a comprare una crema per Lidia, e il dolore si è alleviato.

Poco per volta il sogno si è allargato ad altre ragazze di famiglie numerose e con scarse risorse economiche. Il ritornello dei genitori è sempre lo stesso: “Non vogliamo che facciano la nostra dura vita: vogliamo dare un futuro migliore ai nostri figli”. Da una parte, cerchiamo di orientare le giovani: molte vogliono fare medicina, ma la preparazione della scuola secondaria che hanno ricevuto non dà il livello necesario per passare l’esame di ingresso alla facoltà di medicina. Allora consigliamo, per chi vuole formarsi nell’area sanitaria, un corso di infermeria, che già introduce nell’ambito medico, con la possibilità, negli anni, di specializzarsi e continuare gli studi. Altre ragazze vogliono formarsi per l’insegnamento. Dovuto alla pandemia, non abbiamo potuto sviluppare il programma di corsi di orientamento agli studi per gli studenti dell’ultimo anno della secondaria, ma speriamo poterlo fare quest’anno.

I giovani della provincia contadina sono in genere figli di famiglie numerose che, con coraggio e determinazione, non hanno intrapreso la strada della migrazione, che tanto ha colpito la zona negli ultimi decenni. Il cambio climatico rende difficile la sussistenza delle famiglie, che devono lottare contro la scarsità di acqua ed i fenomeni climatici avversi, come le violente grandinate che distruggono i raccolti e le gelate fuori stagione, che cadono improvvise e letali sulle piante di mais in crescita. Tutti parlano ancora il quechua, oltre allo spagnolo, e sono ben identificati con la cultura andina a cui appartengono, senza vergognarsene, piuttosto sono ben fieri della ricchezza della cultura tradizionale, in dialogo con la cultura moderna che “vestono” e “ascoltano” con la musica.

Ormai l’analfabetismo è quasi inesistente, ma generalmente sono le donne che non sanno leggere nè scrivere, poiché la cultura privilegia l’uomo per lo studio. Oggi le donne accedono agli studi elementari e superiori, ma è rimasta una conseguenza di questa tendenza maschilista: se in casa ci sono problemi economici e non tutti possono studiare, sono le ragazze a perderne la possibilità. Allo stesso modo, il mondo del lavoro privilegia l’uomo (ma questo è un problema di un po’ tutto il mondo). Per questo, una formazione professionale delle donne dà maggiore possibilità di impiego. Ecco, vi abbiamo aperto il cuore: questo è il nostro obiettivo, o meglio: il sogno che nutriamo, all’unisono, con le nostre care ragazze e le loro famiglie.

Il progetto concreto consiste nella consegna di una piccola somma di denaro mensile che aiuti le famiglie a pagare i costi del semestre, ed eventualmente l’affitto della stanza dove alloggiano. Sarebbe impossibile coprire tutte le spese, perchè qui in Bolivia l’università è molto cara, anche se alcune giovani sono orientate a frequentare una scuola di infermeria a basso costo di iscrizione, oppure il magistero, le cui spese sono ridotte, e questo facilita le famiglie e anche noi, al momento di finanziare lo studio. Altre possibilità di studio più sostenibili economicamente sono i corsi professionalizzanti in gastronomia e sartoria, promossi da scuole che qui si chiamano Istituti. Certamente, cercheremo di orientare le giovani nella scelta di un percorso formativo adeguato alle loro inclinazioni e potenzialità, ma anche realizzabile concretamente.

Marilyn è già arrivata a Okuri, dove inizierà il secondo anno di infermeria. Sua sorella Evelyn ha iniziato questa settimana. Abbiamo consegnato ad entrambe la somma di 1.500,00 pesos per poter sostenere le spese del primo semestre (pari a 200,00 euro ciascuna).
Jazmin è stata accettata nella Polizia, e le abbiamo consegnato 1.000,00 pesos per comprare il materiale richiesto (prodotti di igiene, abbigliamento e scarpe).

GRAZIE PER LE OFFERTE CHE GIA’ SONO ARRIVATE, CI PERMETTONO DI COLTIVARE IL NOSTRO SOGNO DI BENE!

Il Signore vi ricompensi!

Sr Stefania e la comunità di Vilacaya (Bolivia)

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